Censis: donne al volante più attente degli uomini, gli incidenti stradali costano 35 miliardi allo Stato

Gli incidenti stradali costano allo stato 35 miliardi l'anno e le donne alla guida sono un modello per gli uomini, è quanto emerge dal «Rapporto Automobile 2008» di Censis ed Aci.


Gli incidenti stradali costano allo stato 35 miliardi l'anno: una somma pari al 2,6% del prodotto interno lordo italiano. E' quanto emerge dal «Rapporto Automobile 2008» di Censis ed Aci, presentato dai rispettivi presidenti Giuseppe De Rita ed Enrico Gelpi. I 652 incidenti che ogni giorno si verificano sull'intero territorio nazionale costano la vita, in media, a 16 persone, causando il ferimento di altre 912.

Le cause degli incidenti. Secondo gli italiani la causa principale è riscontrabile nei comportamenti scorretti da parte del conducente, anche se il dato reale è un altro e riguarda chi si mette alla guida sotto effetto di alcol e sostanze stupefacenti. Sono proprio questi ultimi due fattori a far impennare il numero dei sinistri: il 58,2%, contro il 49,1% causato dall' eccesso di velocità; al terzo posto la scarsa educazione stradale, che determina il 29,6% degli incidenti. Mentre la scarsa educazione stradale e la cattiva manutenzione delle strade allarmano solo il 9,4 e il 5,9% degli intervistati.

Allarme droghe. L'allarme vero riguarda la pericolosità sociale dei consumatori di droghe, ritenuti da Aci e Censis in forte aumento. Il fenomeno riguarderebbe in particolar modo i giovani: in soli quattro anni, dal 2001 al 2005, il numero degli automobilisti consumatori di cannabis è salito di undici punti, dal 22 al 33%; leggermente inferiore la percentuale di chi fa uso di cocaina, che ha comunque subito un aumento del 20% negli ultimi tre anni.

Le donne alla guida sono un modello per gli uomini. Un secondo aspetto della ricerca riguarda il confronto comportamentale di maschi e femmine. E' sufficiente enumerare due o tre dati per mandare in soffitta il vecchio adagio, carico di stereotipi, «donna al volante, pericolo costante». Il dato fornito dai due istituti parla chiaro: il 70% degli incidenti gravi in ambito urbano è causato dai maschi. Non solo. Sintetizzando i dati dello studio, Censis e Aci esortano: «Gli uomini imparino dalle donne», giudicate più attente e con un rapporto più concreto con il veicolo. «Le donne - sottolinea ancora la ricerca - hanno un rapporto con le quattro ruote caratterizzato da maggiore freddezza decisionale, più disponibilità all'utilizzo anche dei mezzi pubblici, e una minore aggressività alla guida». Vincono la sfida su tutti i fronti, e se si prendono in considerazione le due ruote il margine si allarga: l'incidentalità è dell'83% per i maschi e del solo 17% per le donne.

Mobilità classista. Un capitolo dello studio è stato dedicato anche alla questione del prezzo dei carburanti. Perché con il caro-carburanti l'utilizzo dell'automobile «rischia di diventare una questione di status, un discrimine sociale». Se infatti il prezzo della benzina toccasse il record dei due euro e mezzo al litro, una vasta fetta degli automobilisti sarebbe costretta a limitare l'utilizzo dell'auto. Sarebbe il 32,1% dei lavoratori atipici, il 36,8% degli studenti e, come conseguenza della ancor più dura condizione economica, il 37,5% dei disoccupati. Ma la benzina a 2,50 euro farebbe limitare l'uso delle quattro ruote anche al 27,3% degli occupati dipendenti a tempo indeterminato ed al 22,5% degli occupati indipendenti.

Qualora si verificasse, questa nuova fenomenologia, che Aci e Censis definiscono come "mobilità classista", oltre a far aumentare le spesse fisse a perdere di una vasta fascia della popolazione, porrebbe il grande interrogativo legato alle capacità di trasposto dei mezzi pubblici. Ma questi - è il quesito che pone lo studio - saranno in grado, in tempi brevi, di adeguare e magari migliorare i propri standard d'offerta?

L'auto è il mezzo preferito dal 90% degli italiani. La domanda, più che mai attuale, è determinata anche dal fatto che, ad oggi, l'auto rimane il mezzo preferito per la quasi totalità della popolazione, il 90% degli italiani. I mezzi pubblici vengono giudicati dagli intervistati poco soddisfacenti: ciò nonostante il loro utilizzo è in aumento, e nel 2007 ha riguardato il 25% degli italiani. Il rapporto, infine, lancia un nuovo allarme per la congestione della mobilità. «Tra il 2000 ed il 2005 il numero dei mezzi circolanti è cresciuto del 11%, contro il 4% delle strade, e questo - conclude lo studio - ha evidenti impatti su costi, sicurezza e ambiente».
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creato: lunedì 30 giugno 2008
modificato: lunedì 30 giugno 2008