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La scelta del casco per il ciclomotore.

Pochi semplici passaggi, in grado di salvare migliaia di vite umane . Dalla pelle al metallo degli elmi fino alle moderne fibre sintetiche degli attuali caschi, l'obiettivo è stato sempre lo stesso: proteggere una parte fondamentale del corpo umano, la testa .

In tema di sicurezza motociclistica la svolta è arrivata nel 1953, con il passaggio dalla plastica alla fibra , quando l'italiana Agv realizzò il primo casco in fibra di vetro, poi introdotto sul mercato nel 1955.
Il primo passo nella realizzazione di un casco viene effettuato a tavolino, davanti ad un computer , dove gli esperti del design concretizzano le proprie idee in un modello Cad. A questo punto, sempre al computer, vengono effettuate tutte le simulazioni che porteranno alla creazione del prototipo che sarà definitivamente testato nella galleria del vento. Soltanto allora lo stampo con il nuovo modello entrerà nel ciclo produttivo della fabbrica.

Si inizia con l'involucro esterno , la calotta, che può essere realizzata in policarbonato, o nei modelli migliori , in fibra di vetro, carbonio, kevlar, o altre fibre composite. Il compito di questo primo strato è quello di assorbire l'urto distribuendolo su una superficie più ampia possibile e nel modo più uniforme. La successiva verniciatura avviene con prodotti atossici ed ultimamente con vernici ecologiche all'acqua. Il secondo componente è uno strato di polistirolo espanso , le piccole e leggere sfere bianche vengono iniettate negli stampi differenziando anche la densità. Questo secondo strato serve ad ottimizzare l'assorbimento dell'urto. L'ultima fase interessa l'assemblaggio delle varie parti e delle imbottiture interne, in spugna e tessuti traspiranti, che servono a rendere il casco confortevole.

L'applicazione del sottogola avviene mediante fissaggio alla calotta esterna. Da notare che il sistema più sicuro resta quello del doppio anello d'acciaio a D. In molti casi le variopinte decorazioni sono applicate manualmente. Assolutamente da evitare l'uso di vernici o l'applicazione di adesivi da parte dell'acquirente. Prima di essere messo in vendita il casco deve ottenere l'omologazione Ece 22-05 (per l'Italia e l'Europa), che prevede il superamento di una serie di test tra cui l' impressionante impatto del casco , inserito in una falsa testa, contro una incudine piatta, che simula l'asfalto, e la Kerbsone con punta a 90 gradi, per simulare l'urto contro un marciapiedi.

Indubbiamente i modelli di tipo integrale sono da preferire poiché offrono maggiore protezione anche se, ci rendiamo conto, che convincere di questo un quattordicenne in sella ad uno scooter è impresa ardua. Allora il mercato propone dei modelli “aperti”, i cosiddetti jet , che sono un buon compromesso tra protezione e voglia di libertà. Non prendete nemmeno in considerazione (tra l’altro sono proibiti dalla legge) i DGM “caschetti” inesistenti che proteggono a malapena dalle cadute dalla bicicletta.

Ovviamente il casco deve essere sempre ben allacciato poiché altrimenti, oltre ad essere passibili di multa al pari di chi non lo indossa, non serve assolutamente a nulla . La misura giusta non deve essere né troppo stretta, né troppo larga. Provatelo con calma e, una volta allacciato, fate attenzione che non “sciacqui”. Infine concludiamo con i prezzi che per un casco di tipo jet partono da circa 60 euro e possono arrivare ad oltre 600 euro per gli integrali di ultima generazione. Un consiglio: sulla qualità del casco è meglio non risparmiare!

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fonte: Kataweb
creato: martedì 1 marzo 2005
modificato: venerdì 23 febbraio 2007