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In Italia ci sono piu' ciclisti vittime della strada che in Europa.

Questo dato estremamente preoccupante è il risultato di un'elaborazione dei dati Istat del 2003 sugli incidenti stradali effettuata da Centauro-Asaps (Associazione sostenitori amici polizia stradale).

Nei giorni scorsi, per un attimo, giornali e televisioni hanno acceso i riflettori sull'argomento dando voce anche ad "esperti" che forse in bici non vanno abitualmente. Sull'argomento la Fiab - Federazione Italiana Amici della Bicicletta chiede spazio e attenzione da parte di giornali e Tv.

Cosa fare ? Vietare a bambini ed adulti di andare in bicicletta, obbligare i ciclisti ad indossare una corazza (perché un casco servirebbe a ben poco in una collisione con un'auto) o interrogarsi su come sono costruite le strade italiane e su come organizzare un sistema di sicurezza stradale che garantisca indistintamente a tutti gli utenti della strada , a partire da quelli lenti e non motorizzati (bambini, pedoni, ciclisti, anziani e disabili), il diritto individuale a muoversi senza correre il rischio di essere investiti?

Sull'argomento interviene il responsabile nazionale Fiab per la sicurezza stradale Edoardo Galatola . "La recente indagine statistica, che ha evidenziato la preponderanza di ciclisti tra i morti sulla strada - con la percentuale più alta in Europa - rilancia un interrogativo: è sicuro andare in bicicletta? In realtà la domanda corretta è un'altra: sono sicure le strade italiane? La risposta è NO , perché la sicurezza stradale in Italia è oggetto di saltuarie campagne di informazione , ma continua a non essere affrontata strutturalmente . Gli oltre 7.000 morti (di cui oltre 300 ciclisti, ma anche 800 pedoni e 1.200 motociclisti) e i 300.000 feriti (di cui 10.000 ciclisti, 16.000 pedoni e 70.000 motociclisti) che restano sulle strade ogni anno rappresentano quasi il 30% dell'intera mortalità per cause accidentali e la prima causa di morte insieme agli incidenti domestici. Si tratta di un numero 7 volte maggiore delle morti sul lavoro e la prima causa di morte dei giovani fino a 34 anni.

Così rilevante è il problema della sicurezza stradale che la Comunità Europea ne ha fatto oggetto di sue Direttive, imponendo agli Stati membri di dimezzare il numero di vittime e incidenti entro il 2010. In Italia è stato istituito dalla L. 144/99 il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale , i cui già scarsi finanziamenti che ammontavano a 1 miliardo di euro/anno - è interessante notare - sono stati annullati nell'ultimo anno e dirottati su altre iniziative del Governo (riduzione delle tasse?).

Per dare un'idea dei costi indotti dalla mancanza di sicurezza stradale, ricorderemo che l'onere sociale stimato - derivante dai 7.000 morti e 300.000 feriti annui - ammonta ad oltre 34 miliardi di euro (l'equivalente di una finanziaria da brivido), pari a 600 euro per ogni italiano. Eppure mediamente l'Italia dedica al miglioramento della sicurezza stradale circa 5 euro pro-capite, contro i 30-40 investiti in Francia, Regno Unito, Svezia e Finlandia (dati 2002 elaborati dalla Consulta Nazionale della Sicurezza Stradale). In realtà sarebbero necessari interventi strutturali sulla viabilità cittadina ed extra-urbana : una macchina a 50 km/h in una zona residenziale è un'arma impropria (basta verificare lo sviluppo delle "zone 30" in Svizzera e nella più vicina Cattolica), così come un veicolo a 80 km/h, su strada che collega piccoli centri abitati, costituisce un rischio per tutti gli utenti della strada (in Gran Bretagna rotonde ben progettate impediscono in tutto il paese di superare anche in rettilineo le velocità stabilite).

A fronte di questi dati, risulta evidente che la soluzione per la sicurezza dei ciclisti non sia smettere di andare in bicicletta e nemmeno utilizzare seggiolini per i bimbi o caschi omologati, sicuramente utili in una passeggiata su pista ciclabile, ma non di particolare aiuto per resistere all'urto con un veicolo veloce, se si pensa che lo stesso casco è omologato per un impatto fino a 23 km/h. È interessante notare che i Paesi che registrano le maggiori quote di spostamenti su bicicletta (Olanda, Danimarca, Germania) sono anche quelli dove, tendenzialmente, si determinano più elevati livelli di sicurezza per i ciclisti . Si manifesta cioè una correlazione diretta tra il livello di diffusione (spostamenti su popolazione) e il livello di sicurezza (numero di vittime per volume di spostamento).

Questa correlazione può essere interpretata in due modi, non alternativi tra loro:
a) si usa di più la bicicletta laddove le infrastrutture e la regolamentazione del traffico assicurano elevati livelli di sicurezza a questa modalità di spostamento;
b) nei Paesi dove un' ampia quota di popolazione usa la bicicletta per gli spostamenti abituali, i responsabili della sicurezza stradale dedicano maggiore attenzione alla sicurezza dei ciclisti.

E' proprio per queste considerazioni che la Federazione Italiana Amici della Bicicletta (riconosciuta con decreto del Ministro LL.PP. quale organismo di comprovata esperienza nel settore della prevenzione e della sicurezza stradale) propugna un uso capillare della bicicletta , come mezzo di trasporto e di svago, e ritiene che educare i bambini a utilizzarla per piccoli spostamenti in città, ovviamente su percorsi sicuri , contribuisca a formare futuri utenti della strada più responsabili".

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fonte: Sicurauto
creato: giovedì 1 settembre 2005
modificato: venerdì 23 febbraio 2007